Giustizia sommaria

Cè una inedita voglia di giustizia sommaria nei paesi delle terre interne che qualcuno vive come inizio di un recupero della fiducia nello stato e quindi come rivoluzione dallarcaismo alla modernità culturale. Alla difesa pregiudiziale de sos rutos in manos de sa zustìssia, si sostituisce la condanna pregiudiziale; a un atteggiamento ipergarantista dettato da una diffidenza radicata nella storia del difficile rapporto tra comunità e stato, si contrappone una voglia di forca che non nasce da un rapporto diverso con lo stato, ma da una fiducia smisurata in uno dei poteri dello stato, quello giudiziario.
Il ragionamento è semplice: i giudici hanno dimostrato di saper colpire i potenti e sono diventati credibili, affidabili. Quando colpivano i poveri cristi che tutti sapevano innocenti, lo facevano per difendere lordine dei potenti. Ma adesso che si sono sganciati dai potenti e che anzi ne mandano in galera, non cè più ragione di temere che si facciano strumento di persecuzione. E così, i residui di garantismo dirottano dai guai giudiziari del vicino di casa ai grandi casi di cui si occupano la politica e i mass media: Contrada, Mancini, De Lorenzo e simili. Ci si schiera non più sulla conoscenza che della causa e dei fatti si ha, ma sulla credibilità delle tesi sostenute da questo o quel leader politico, da questo o quel giornale.
Così, capita di sentir difendere Giacomo Mancini (di cui niente si sa se non quanto su di lui argomentano difensori politici e accusatori politici) da chi poco prima ha condannato senza rimedio un giovane compaesano arrestato perché ha festeggiato chi sa che cosa sparando in aria e al quale la polizia ha poi sequestrato dei guanti e un passamontagna, strumenti tipici di un sequestro di persona ma anche strumenti tipici di chi fa il manovale edile in giornate di freddo e di tramontana. Il disturbo della quiete pubblica è un reato che va condannato anche penalmente, ma con una severità certo diversa dal sequestro di persona. Il controllo sociale esistente una volta avrebbe rapidamente escluso (o confermato, naturalmente) la fondatezza dei sospetti. La voglia di forca no: non bada tanto al sottile.
Ci sono meccanismi di arricchimento illegali che muovono da leggi. Quella per labbattimento dei maiali infettati dalla peste suina, per esempio. Basta fare un viaggio in Campidano e comprarsi maiali sani da abbattere poi una volta arrivati sui monti per quintuplicare linvestimento. Prima o poi, la magistratura verificherà se davvero i milioni trovati in un libretto di risparmio provengono da questo traffico illecito o da altri illeciti più gravi. Ma nella voglia di giustizia sommaria che cè, basta la notizia del sequestro dei soldi perché si emetta la condanna per il reato più grosso sospettabile.
Questo clima, avvertibile anche per le lettere scritte ai giornali da cittadini indignati perché un sospettato osa difendersi, non è un buon clima, anche se taluno lo legge come svolta epocale nella sfiducia nei confronti della giustizia e come fine della dissidenza barbaricina. Non lo è, perché poco o niente dei fondamenti di quella sfiducia e di quella dissidenza è cambiato: non è cambiato il rapporto fra comunità e stato, non è cambiato quello fra diritti e doveri del cittadino sardo, non è cambiata la relazione fra amministrazione della giustizia e senso del giusto. Così che il nuovo atteggiamento popolare è il prodotto di nuove apparenze, non di nuove sostanze. E un atteggiamento comprato con strumenti, quello dellassistenzialismo e del giustizialismo in primo luogo, che creano guasti più profondi di quelli che si vorrebbero combattere come, appunto, la diffidenza.
Sono i guasti della disgregazione delle comunità, quelli di una corrutela necessaria alla sopravvivenza, quelli dei conflitti interni fra gruppi sociali in lotta per aggiudicarsi il tanto di assistenza che tocca al proprio paese. E quelli, soprattutto, dello smodato desiderio di una giustizia economica.

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